La villa dei Videogame
La villa dei Videogame

La villa dei Videogame

LA VILLA DI AUSTIN POWER

“Mai giocare ai videogame con i ragazzini, a meno che ti piaccia essere umiliato.” – Arthur Bloch

Sono rimasta davvero stupita da questa casa, con questo salone così pieno di videogame forse perché non ne sono una grande amante. Johan Huizinga, autore del celebre saggio Homo Ludens, divideva i giochi in due grandi categorie: la lotta per qualcosa, ovvero la competizione, e la gara nel rappresentare al meglio qualcosa, la rappresentazione. Roger Caillois, invece, è stato ancora più preciso, suddividendo i giochi in quattro categorie che corrispondono a bisogni psicologici ben definiti: AGON (competizione), ALEA (caso), MIMICRY (travestimento, finzione), ILINX (vertigine e terrore). Di sicuro il gioco è un bisogno primario dell’uomo. Come scrive Huizinga, “Si possono negare quasi tutte le astrazioni: la giustizia, la bellezza, la verità, la bontà, lo spirito, Dio. Si può negare la serietà, ma non si può negare il gioco”. Ma io devo ammettere che non ho trovato mai una grande attrazione per queste cose o forse non ho mai trovato degni compagni di gioco che mi facessero apprezzare questo tempo perso.

A parte tutti questi discorsi intorno a questa villa dei videogame aleggia una leggenda fatta di mistero e stranezze: si dice che fosse rifugio di boss della mafia, tenuti buoni proprio grazie ai videogiochi, o che fosse un deposito di cose non proprio legali. Chissà quanto c’è di vero. Sicuramente è molto strana la grata che ancora chiude a chiave le camere del secondo piano. Io e Samuele siamo entrati, ma la sensazione percepita non era delle migliori, abbiamo fotografato velocemente le stanze accessibili e siamo scappati via per evitare brutti incontri. Da fuori comunque, con il suo tetto spiovente e le forme arrotondate, sembrava proprio la casetta di Hansel e Gretel fatta di marzapane, nascosta nel cuore del bosco invece che la casa spaventosa che tutti descrivevano!

Puoi leggere di un altro strano luogo qui:

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