Demetra e il piccolo Dionisio

LA VILLA ABBANDONATA DEI MASSONI O DI NAPOLEONE

Viva Bacco, e viva Amore:

l’uno e l’altro ci consola; uno passa per la gola,

l’altro va dagli occhi al cuore.

Carlo Goldoni, La locandiera, 1753

Puoi ascoltare la storia di questo luogo qui: https://www.loquis.com/it/loquis/2846172/La+villa+abbandonata+di+Demetra+e+Dionisio

La nebbia è bassa tra le colline, i terreni sono coperti di brina, è un freddo mattino invernale e alzando gli occhi verso l’alto vediamo la nostra meta nascosta tra gli alberi lontano da sguardi indiscreti: un castello dallo strano colore che sembra quasi essere uscito da una fiaba. Una vecchia scalinata coperta da erbacce e rovi ci indica la strada.

Arrivati in cima troviamo le porte spalancate come se il re della fiaba che possedeva questo castello fosse scappato in fretta dimenticandosi del suo podere.

La prima stanza in cui entriamo al pian terreno , è il salone padronale, ormai spoglia dalla ricchezza che sicuramente racchiudeva quando l’edificio era abitato, subito al buio dell’alba non ce ne accorgiamo ma poi alzando gli occhi al soffitto rimaniamo senza parole rapiti da un meraviglioso affresco.

Tra gli stucchi dorati ecco un giovane Dionisio, conosciuto forse di più da tutti con il nome di Bacco, per mano a sua madre Demetra che ci accoglie in queste stanze abbandonate.

Demetra è la Dea greca della natura e delle messi, simbolizza l’energia materna archetipica, la dea di fertilità, che presiede al ciclo naturale di morte e rinascita,

E’ la Dea della Terra, dell’agricoltura e di tutto ciò che è ad essa connessa: è la madre fertile, a cui si prega per un raccolto abbondante e che presiede ogni frutto della terra.

Demetra è la Dea generosa, a cui si guarda per il nutrimento come fonte di vita ed è rappresentata con lunghi capelli biondi e cesti di fiori o cornucopie tra le braccia.

In questo affresco ha per mano il piccolo Dionisio che ritroviamo più grande anche in un altro affresco al piano superiore che ci racconta di una festa tra carri trainati da buoi e gente allegra forse per un ottimo raccolto.

Dioniso era un dio un po’ a “metà strada”, perché rappresentava il piacere e la gioia, ma anche il disordine e la mancanza di quel senso della misura cui i Greci tenevano molto. Mal tollerati nella storia i “riti dionisiaci” (in cui le seguaci o sacerdotesse di Dioniso, chiamate Menadi Baccanti, si abbandonavano all’estasi (ékstasis, in greco, significa “uscire fuori di sé”) attraverso danze selvagge e orge) furono però ripresi dalla massoneria insieme anche al culto di Demetra.

Quindi il dubbio è che questi affreschi non siano soltanto dovuti ad una tradizione contadina anche di vini della zona dove è situato questo castello, ma forse anche vista la ricchezza delle decorazioni di questo edificio alla massoneria proprio parecchio potente dalla fine del ottocento a metà novecento in Piemonte.

La Massoneria è un’istituzione di cui molti parlano, ma che pochi hanno cercato di conoscere nella sua realtà. In Piemonte e negli Stati Sabaudi comparve all’inizio del XVIII secolo. Progredì, trovando consenso fra gli aristocratici, i militari ed i borghesi. Conobbe splendore e crisi, persecuzione e trionfo, ma per oltre un secolo riuscì a controllare molti ambienti ed eventi storici di questa regione.

Chissà se questa società segreta è stata protagonista tra queste stanze di riunioni e riti o se questo è solo frutto della mia immaginazione che viaggia per altri mondi quando varca la soglia di questi luoghi abbandonati…

Chissà chi era veramente il re di questo castello perché come diceva Gabriel Garcia Marchez : “Tutti gli esseri umani hanno tre vite: pubblica, privata e segreta.”

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