La villa del Diavolo

Ogni uomo porta dentro di sé dio e il diavolo. In certe situazioni è giusto che uno prenda il sopravvento sull’altro: solo cosí l’uomo può sopravvivere.

Nicolai Lilin

La storia di questa villa situata sulla strada che da Chieri sale a Pino Torinese inizia nel 1706 da un progetto di un collaboratore di Juvarra. Gli allora proprietari del terreno i Marchisio, iniziarono la costruzione di “Vigna Marchisio”, con tanto di palazzo da sfruttare residenza di campagna dove ospitare tutta la grande nobiltà del torinese. Purtroppo i lavori andarono a rilento e gli stessi proprietari con il passare degli anni persero interesse nel suo utilizzo, così nel 1746 (era ancora da completare, fu terminata nel 1761) vendettero l’intera proprietà per 14.500£ a Giovanni Paolo Melina di Capriglio, che le diede il nome che ha mantenuto fino ad oggi. Il conte di Capriglio, in realtà proveniva da una famiglia di droghieri e non aveva una goccia di sangue blu nelle vene, ma era un tipo molto intraprendente. Ebbe tre figli dalla prima moglie Teresa Angiono, femme de chambre della principessa di Piemonte. Fu amante e poi secondo marito di Genoveffa Astrua Baretti (matrigna del letterato illuminista Giuseppe Baretti) e riuscì presto a entrare nelle grazie dei Savoia.
La leggenda racconta che qui si recava segretamente Vittorio Amedeo II di Savoia per incontrarsi con la sua amante e nel 1773 la casa fu acquistata proprio dal Regio Demanio, confermando così l’interesse dei Savoia per questa villa. Passò poi sotto altri proprietari fino al 1963 quando fu ceduta al comune di Torino, che nel 1971 avviò i lavori di restauro, ma che vennero interrotti improvvisamente e mai più ripresi. Si narra che questa interruzione fu causata da una macabra scoperta di alcuni cuniculi e di una stanza ottagonale dove sicuramente venivano celebrate messe nere e strane pratiche esoteriche.

Foto d’epoca di Villa Capriglio

Non penso che queste leggende siano vere certo con questo abbandono da parte del Comune e il blocco dei lavori di restauro abbiamo perso una delle più belle e affascianti ville storiche della collina torinese.

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