La villa dell’orsacchiotto bianco

O è forse perché, nella sua essenza, il bianco non è tanto un colore quanto l’assenza visibile del colore e, al tempo stesso, la fusione di tutti i colori; è forse per questi motivi che c’è una così muta vacuità, piena di significato, in un vasto paesaggio nevoso.

Herman Melville

Tutto era ricoperto dai rovi, le erbacce si arrampicavano su per i muri ormai fatiscenti e si faticava ad immaginare quella magnifica villa nascosta là sotto.

Il vecchio portone di legno era aperto, l’ingresso pieno di sacchetti trasparenti e i resti di alcuni lavori iniziati e mai finiti. Una sedia rossa a pezzi, un termosifone staccato dal muro, un diario di snoopy abbandonato al suo destino e un silenzio assordante che riempiva tutte le stanze oramai vuote.

Le scale scricchiolanti di legno che portano al piano superiore, il salotto buono, una vecchia libreria polverosa e in fondo la stanza da letto padronale lasciata quasi intatta dai vecchi padroni.

Tutto è così irreale: il piumone azzurro, il pavimento cosparso di pezzi di soffitto, la sedia dove appoggiavano i vestiti la sera, il letto matrimoniale e sopra quasi in attesa il grande peluche dell’Orso che nessuno stringerà più per addormentarsi…

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