Frammenti di ceramica

Non mi piace chi è forte e sicuro di ogni cosa, assomiglia a un vaso dove vibra solo una vuota onnipotenza. Preferisco i vasi fragili, quelli che quando si rompono esce qualcosa di prezioso e sconosciuto.

Fabrizio Caramagna

La ceramica monregalese che ora resiste in alcuni piccoli laboratori artigianali ha sulle spalle due secoli di storia. Le sue fabbriche storiche sono sopravvissute alle due guerre e si arresero solo negli anni 60/70 perchè la loro riconversione, per essere concorrenziali con la produzione nazionale dell’epoca, era economicamente insostenibile.

Questa esplorazione mi ha portato in uno dei primi stabilimenti costruiti, oramai avvolto dai rovi e dimenticato ai margini di una piccola cittadina monregalese.

Fu trasformato negli anni 70 nell’industria elettrospaziale Hellervall, ma chiuse pochi anni dopo. Rimane qualche segno di questa riconversione con oggetti rimasti ammassati negli angoli e strani macchinari ma quasi nulla della vecchia fabbrica di ceramiche.

(LUGLIO 2016)

LA STORIA:

Il territorio monregalese all’inizio dell’Ottocento era economicamente vivace, con le sue manifatture di seta e di panni di lana per uso militare, e con i suoi legami commerciali di sempre con la Liguria. L’attività ceramica non era particolarmente rilevante, ed era in mano ad artigiani di Chiusa di Pesio, con la loro maiolica ordinaria. Nel 1805, per l’iniziativa del medico giacobino Francesco Perotti, fu introdotta  a Mondovì la produzione di terraglia fine. Nella prima metà del secolo il radicamento di questo ramo di industria seguì le risorse straordinarie che la città aveva in contatti e relazioni con i centri del proprio distretto e con il territorio ligure. Il protagonista di questa fase fu infatti un nativo di Savona, Benedetto Musso, che fu infaticabile nell’attirare maestranze e tecnologia dalla sua terra natale e nell’organizzare i flussi della legna e dell’argilla dalle valli del territorio monregalese. Lo stesso territorio non tardò, attorno alla metà del secolo, a rispondere a queste iniziative facendo nascere altre fabbriche, più vicine a quelle due materie prime fondamentali: a Chiusa Pesio, Moline di Vicoforte, Villanova Mondovì.La realtà ceramica monregalese diventò distrettuale proprio in un momento di grande espansione economica sul piano europeo. La seconda metà dell’Ottocento fu la vera età dell’oro della ceramica monregalese, quella in cui si fissarono per sempre i caratteri della produzione “Vecchia Mondovì”.

Annibale Musso, nipote di Benedetto, nel 1851 fondò una fabbrica di terraglia a V., regione Giardini – Pradonio, con la quale raggiunse presto un buon volume  produttivo. Il figlio Felice nel 1877 affiancò alla tradizionale “ceramica una produzione artistica più elevata. Fernando Musso ereditò dal padre nel 1921 la fabbrica, che nella crisi degli anni Trenta ebbe un’attività saltuaria, fino alla sua chiusura allo scoppio della seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra l’attività riprese con un certo vigore. Mario Musso ereditò l’impianto nel 1951, ma la fabbrica vide ridursi sempre più il volume delle vendite. Nel 1964 cambiò la sua ragione sociale e sostituì la fabbricazione di terraglia con quella di supporti per resistenze elettriche. Chiuse definitivamente verso i primi anni 70

testi tratti dal sito: Museo della Ceramica di Mondovi’ (museoceramicamondovi.it)

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