La scala dei bambini soli

Non sono mai stata felice in quegli anni in orfanotrofio. Avevo solo nove anni, ma quello che ho provato è indimenticabile. Il mondo intorno a me si era sbriciolato. Quando una ragazzina si sente sola e persa con nessuno che la voglia è qualcosa che non potrà mai dimenticare fino all’ultimo giorno di vita.

Marilyn Monroe

Questo orfanotrofio gestito da un’istituzione cristiana apri nel 1877 grazie all’opera di un Monsignore della zona e restò attivo fino agli anni 70. Funzionò per anni in simbiosi con un istituto tecnico che si trova poco distante, costruito dalla signora Marcella Colombati, in ricordo del figlio diciottenne e del marito persi nel giro di pochi mesi per tragiche fatalità. Probabilmente i bambini vivevano in questo orfanotrofio fino al periodo della scuola media per poi essere spostati nell’altro istituto organizzato per fornire un’istruzione professionale ai poveri orfani.

Di questo luogo mi ha impressionato questa maestosa scala di marmo dell’ingresso, mi sono domandata cosa provassero quei bambini spauriti e disorientati davanti a tutta questa imponenza al loro arrivo in questo istituto.

Quanti pianti, quanti timori e dolori hanno visto questi gradini e questi muri?

Un orfanotrofio è una struttura di accoglienza, pubblica o privata, dove sono accolti ed educati i bambini orfani ed i minori senza famiglia. L’etimologia del termine deriva dal greco antico orphanotrophêion, composto di orphanós (orfano) e tréphein (allevare). Si distingue dal brefotrofio, che è invece l’istituto che accoglie e alleva i neonati illegittimi abbandonati o in pericolo di abbandono. Il primo orfanotrofio d’Europa fu istituito a Napoli il 29 maggio 1343 per volere della Regina Sancia d’Aragona e del vescovo Giovanni Orsini. Nella seconda metà dell’Ottocento il primo censimento delle Opere Pie nel Regno d’Italia redatto da Pietro Castiglioni enumera 112 brefotrofi (o “ospizi degli esposti”) e 341 orfanotrofiLa legge 28 marzo 2001, n. 149 stabilì, entro la data del 31 dicembre 2006, la chiusura degli orfanotrofi, trasferendo i minori in case-famiglia, comunità di accoglienza e dove possibile, presso famiglie affidatarie o adottive, ricorrendo all’adozione.


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