La chiesa blu

L’inclinazione del blu all’approfondimento è così grande che proprio nelle tonalità più profonde diventa più intensa e acquista un effetto interiore più caratteristico.

Quanto più il blu è profondo, tanto più fortemente richiama l’uomo verso l’infinito, suscita in lui la nostalgia della purezza e infine del sovrasensibile.

Wassily Kandinsky)

La chiesa Blu è uno dei luoghi più conosciuti e visitati nell’ambiente Urbex, erano anni che desideravo esplorarla e il lungo viaggio è stato ripagato dalla magia della luce che arriva sulle vetrate nell’abside blu che lascia davvero senza parole.

Peccato dover scoprire che anche questo luogo ha subito negli anni parecchi danni causati dai vandali e forse anche da alcuni satanisti che hanno lasciato scritte esoteriche su alcuni muri della chiesa mai sconsacrata e della sacrestia. Ma soprattutto vedere che è stata anche profanata la cripta che conservava alcune tombe mi ha lasciato un senso di tristezza profondo.

LA STORIA IN BREVE:

La costruzione di questo complesso inizio negli anni 30 grazie ad una donazione del sindaco dell’epoca come si legge da una targa marmorea sulla facciata della chiesa.Funzionò per parecchi decenni come Seminario Minore, poi fu affiancata dalla Scuola media paritaria con convitto che, sempre sotto l’egida dei Padri Gesuiti, accolse ragazzi da Selva, Centenaro, Mareto, Pradovera, da Pontedellolio e da altre frazioni valnuresi. Alle prese con la crisi delle vocazioni, nel 1984 i Gesuiti se ne andarono. La struttura passò alla Diocesi di Piacenza che nel 1986 per una decina di anni l’affittò alla scuola di Polizia di Stato.

Questo luogo ospitò il primo corso misto uomini-donne della storia della polizia italiana. Proprio qui infatti l’8 settembre del 1986 il primo gruppo di ragazze per la prima volta, poterono indossare la divisa blu della polizia di Stato.

Nel 1997 il complesso accolse circa ottanta profughi albanesi in fuga dal loro paese. Fu poi utilizzato come sede della comunità di recupero Ceis in attesa della disponibilità della struttura di Justiano (Vigolzone). Nel 2001 la diocesi alienò Il complesso immobiliare composto da fabbricato di tre piani fuori terra con seminterrato, chiesa dedicata a San Luigi Gonzaga e il circostante terreno di circa 24.570 mq, ad una ditta rappresentata da un armeno di nome DolbaKhian. Dopo aver chiesto e ottenuto dal Comune il cambio di destinazione d’uso presentando un progetto per una casa di cura, la ditta dichiarò fallimento.

Attualmente la struttura è in vendita ma difficilmente troverà un acquirente a causa del prezzo elevato e il grave stato di degrado a causa della mancanza di manutenzione e dei vandali come raccontavo all’inizio.

4 pensieri su “La chiesa blu”

  1. Buonasera, bellissimo articolo e se non sbaglio il complesso è sito in Borgo novo val Tidone… Posso chiederLe se per entrare ha chiesto un permesso al comune, o se è riuscita a trovare un accesso facile? Perché io ho fatto tutto il perimetro ma non sono riuscita a trovare nulla di accessibile. Grazie mille per le foto… Bellissime.

  2. Buongiorno Lorena, volevo chiederti come sia stato possibile che la magnifica Chiesa di Rovereto sia stata profanata in questo modo…
    Come mai in Italia 🇮🇹, Patrimonio Culturale dell’Umanita, detenente il 75% delle ricchezze storico-paesaggistico-culturali sia lasciato in stato di abbandono ed esposto al barbaro vandalismo delinquenziale?
    Credo che anche Vittorio Sgarbi non sia contento di questo. Distinti Saluti, Marco.

    1. Troppi luoghi sono stati profanati e vandalizzati come questo.
      Il problema è che si preferisce costruire un nuovo stabile che ristrutturarne uno come questo, anche se è un pezzo di storia del nostro paese e anche se ha un valore artistico. Ci vuole un cambio di tendenza alla base, recuperare e non gettare via come roba vecchia a partire dalla vita di tutti i giorni per portare questo modo di pensare anche nell’ambiente immobiliare.
      Non solo Vittorio Sgarbi ma nessuno che ama storia e arte è contento di come stiamo trattando queste chiese e questi palazzi dimenticati a se stesso

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