“Un ritratto fotografico è l’immagine di qualcuno che sa di essere fotografato”.
Riccardo Avedon

Nell’articolo di Samuele Silva su questa villa, un po’ vuota e apparentemente insignificante scrive che la cosa davvero interessante di questo luogo sono i pavimenti.
Proprio per questo motivo, e considerando anche il fatto che spesso troviamo questi particolari pavimenti in case abbandonate o poco curate, ho deciso di approfondire un po’ l’argomento con alcune ricerche più dettagliate. Il pavimento in cementine, che consiste in piastrelle esagonali e in questo caso specifico presenta i colori borgogna, nero e beige, è tipico della fine dell’Ottocento. Queste piastrelle prendono il loro nome dal cemento Portland, un materiale utilizzato per preparare il calcestruzzo, e si diffusero soprattutto verso la fine del XIX secolo, durante il periodo della rivoluzione industriale. In quel tempo, non tutti avevano la possibilità di permettersi rivestimenti preziosi o decorazioni particolarmente elaborate, e per questo motivo si scelsero le cementine come soluzione economica ma comunque estetica. Le cementine sono composte da una base di cemento e sabbia miscelata con piccoli frammenti di marmo e ossidi naturali che conferiscono colore e resistenza. Questa composizione è simile a quella della graniglia, che però si distingue per l’utilizzo di ciottoli più grandi, mentre le cementine sono realizzate con sabbia molto fine che ne determina la superficie più uniforme. Inoltre, le cementine non venivano sottoposte a processi di levigatura o lucidatura, il che le rendeva non solo più economiche ma anche estremamente semplici da installare. Nonostante la loro semplicità questi pavimenti riuscivano a conferire alla casa un aspetto più decoroso e gradevole, elevando l’estetica degli ambienti. Le decorazioni potevano variare notevolmente: si trovavano motivi floreali, disegni geometrici, fregi dipinti a mano e molte altre varianti artistiche. Perchè il quel periodo anche le persone non aristocratiche e gli operai volevano decorare la loro casa e non potendolo fare con arazzi e tappeti costosi con questi pavimenti riescono comunque a rendere gli interni delle loro case particolari e molto accoglienti.
Visitare questi luoghi abbandonati risveglia sempre in me una profonda curiosità sulle abitudini e gli arredi d’epoca, temi che solitamente non mi attirerebbero, ma che qui mi offrono l’opportunità di scoprire aneddoti e dettagli affascinanti.
Esplorare significa anche proprio immergersi nella scoperta di nuove realtà e, come accade in questo caso, rendersi conto di camminare letteralmente sui sogni e le speranze di quegli operai che desideravano ardentemente rendere le proprie case belle e accoglienti quanto quelle dell’aristocrazia. Questa è la storia di quella nuova borghesia emergente che, con la forza instancabile delle proprie braccia e la determinazione quotidiana, ha costruito e reso grande il nostro paese, lavorando con dedizione giorno dopo giorno, stagione dopo stagione. Come i due signori ritratti nei quadri appesi nella camera da letto, da cui prende il nome questa villa ormai dimenticata, nascosta nella periferia silenziosa di un piccolo paese della vasta pianura padana.



Il palazzo dei Ritratti | Samuele Silva













Usciti da questa villa abbiamo incontrato una famiglia che ci ha indicato un altro bellissimo luogo:
