La casa dell’anima è coperta di muschio
Ed ho perso le chiavi
(Federico García Lorca)

Questo Oratorio è una piccola gioiello nascosto nella pianura padana, un luogo semplice ma con origini antiche. Le prime testimonianze sull’edificio infatti risalgono al 1524; nel 1620 invece si menziona un altare in pietra e muratura e affreschi nel presbiterio raffiguranti al centro la Vergine Maria e i Santi Giovanni Battista, ai lati i quattro Evangelisti e i Santi Antonio e Fermo, mentre sulla sommità dell’arco trionfale era presente Dio Padre circondato da angeli. Purtroppo, di questi affreschi non resta più traccia.
Nel 1666 fu realizzato un nuovo altare in legno su disegno dell’architetto Pietro Giorgio Rossone, sormontato da una pala raffigurante San Rocco, e nel 1749 venne dipinta sulla facciata l’immagine di San Rocco. Già allora, l’umidità ambientale era considerata una minaccia per la conservazione delle strutture. Nel 1822 furono aggiunte sei panche in noce; nel 1836, dopo alcune riparazioni all’altare, furono rifatti il tetto e la tinteggiatura interna ed esterna. Nel 1849 si intervenne sulla porta d’accesso, i serramenti delle finestre e il “paglio” dell’altare, poiché la pala del Montalto era giudicata in condizioni molto precarie. Intanto il parroco di quell’epoca da cui dipende l’oratorio, segnalò all’Amministrazione il pessimo stato dell’altare e suggerì la sua sostituzione. Il complesso venne quindi ristrutturato: si realizzò un nuovo dipinto di San Rocco entro il 1854, mentre Un marmorino milanese realizzò il nuovo altare nel 1856. Per contrastare l’umidità di risalita, la struttura fu distanziata dal muro dell’abside.
Nel 1864, a causa del rischio di crollo del muro perimetrale del presbiterio che avrebbe coinvolto anche la volta soprastante e il campanile, furono effettuati lavori di consolidamento e rifacimento dell’intera struttura, compresi il pavimento e le balaustre dell’altare. Ulteriori interventi radicali risalgono al 1911-1912. Oggi l’oratorio presenta una pianta rettangolare, senza affreschi; le pareti sono rivestite da un intonaco a tinta uniforme, eccetto l’arco trionfale decorato con finte specchiature marmoree.
Dopo il suo abbandono proprio quell’umidità di risalita che era stata considerata pericolosa anni fa ha lasciato tracce meravigliose di muschio verde sui pavimenti e su alcune parti dei muri, rendendo il luogo di una meravigliosa bellezza decadente
Avevo visto alcune fotografie di questa chiesa ed erano mesi che volevo vederla e fotografarla, Finalmente dopo tanto tempo di attesa, ho avuto l’opportunità di ammirarlo dal vivo, immaginando di immergermi nella sua atmosfera di pace e devozione mista all’aura di abbandono.
Purtroppo, la realtà che mi si è presentata è stata ben diversa da quella che avevo sognato. Le statue che adornano l’oratorio, testimonianze preziose di fede e arte popolare, erano state completamente devastate. Vedere quelle figure danneggiate, ridotte a pezzi e abbandonate, è stato un colpo al cuore. È doloroso pensare che qualcuno abbia scelto di sfogare la propria rabbia su oggetti che non hanno colpa, simboli sacri che anche da non credenti dovrebbero essere rispettati e protetti.
Queste statue fanno parte integrante dell’oratorio, un luogo che sembra dimenticato dal tempo, coperto di muschio e silenzioso, con la natura che lentamente si riappropria degli spazi. Il pavimento e i muri raccontano storie antiche, ma ora portano anche i segni di un vandalismo che ferisce non solo la materia, ma anche l’anima del luogo.
Spero che questa testimonianza possa sensibilizzare chiunque abbia a cuore la conservazione del patrimonio culturale e religioso, perché luoghi come questo Oratorio meritano rispetto e cura, non indifferenza o violenza.










Ecco le foto di un’altra chiesa dai colori molto particolari:
