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Cristalli di Boemia
Cristalli di Boemia

Cristalli di Boemia

UNA CHIESINA ABBANDONATA CON DEI LAMPADARI MOLTO PARTICOLARI

La fragilità del cristallo non è una debolezza

ma una raffinatezza.

(dal film Into the wild)

In un pomeriggio di esplorazioni abbiamo notato una piccola chiesetta quasi completamente murata a fianco della strada, il portone pareva chiuso ma in realtà spingendo si è aperto lasciandoci entrare in questa piccola costruzione dimenticata.

All’interno muri totalmente bianchi , nessun affresco, solo alcuni quadretti della via crucis rimasti appesi in alto, tutto completamente vuoto e pino di polvere e tante foglie secche sul pavimento. Erano le foglie di due piante che qualcuno ha lasciato morire lentamente di fianco all’altare insieme alla chiesa.

I colori di due vasi di fiori finti e della tenda rossa che nascondeva la caldaia e la minuscola sacrestia spiccavano in mezzo a tanto bianco.

Ma la cosa che più ci ha stupito sono stati i tre lampadari bellissimi di cristallo ancora appesi dalla caratteristica forma a mongolfiera tipica della manifattura italiana degli anni 40/50. Decorati con inserti di bronzo che disegnano foglie di artemio e collane pendenti di cristalli.

Dimenticati lì riuscivano comunque a rendere ancora particolare quella piccola chiesina abbandonata che purtroppo visto i gravi problemi strutturali e le crepe difficilmente verrà mai recuperata…

NOTA: Cercando notizie su questi lampadari ho scoperto che la sostanziale differenza tra Vetro e Cristallo è data dalla presenza dell’ossido di piombo che  impartisce al Vetro alcune caratteristiche che lo rendono particolarmente interessante. Il piombo, infatti, fa si che la densità del Vetro e quindi l’indice di rifrazione aumenti notevolmente. In tal modo il Vetro si avvicina alle proprietà ottiche del diamante: la luce che lo colpisce viene rifratta in modo più deciso che con il Vetro normale, dando quindi quell’effetto di grande brillantezza tipica del Vetro al piombo.

L’effetto è tanto maggiore quanto maggiore è il contenuto in ossido di piombo, solamente i vetri che ne contengono almeno il 24% in peso hanno per legge il permesso di essere chiamati cristalli oppure Vetro Cristallo. Un’aggiunta così elevata di ossido di piombo, o addirittura superiore, conferirebbe una tonalità giallastra al Vetro. E’ solo la sapiente correzione nella composizione del Vetro operata da chimici specializzati in concerto con maestri vetrai che rendono il Vetro al piombo chiaro, trasparente, brillante, stabile degno di essere chiamato Cristallo.

Nei lampadari antichi in alternativa al vetro veniva impiegato il cristallo di rocca, una varietà di quarzo incolore e trasparente , noto sin dalla preistoria e designato sino al secolo XVI col semplice nome di cristallo.

Il 1450 fu però l’anno in cui si conobbe una nuova decisiva svolta nella storia del vetro; in questa data, infatti, nacque, proprio in Italia, il cristallo, creato a partire dal vetro con l’aggiunta di sodio e manganese. Neanche a dirlo, questo nuovo vetro dalle caratteristiche irripetibili spopolò tra gli amanti del genere ed il segreto per ottenere tale materiale si diffuse in tutta Europa. Questo mancò, ovviamente, di giungere anche in Boemia, regione storica dell’Europa centrale, già di per sè famosa per la vastissima produzione di vetri e per le raffinate tecniche di lavorazione.

Il predominio di Venezia sui mercati mondiali entrò in crisi nel Settecento quando cominciò a essere prodotto e commercializzato il cristallo, con la nascita e lo sviluppo di nuovi concorrenti, come il cristallo inglese.

Si tratta propriamente di un cristallo con caratteristiche del tutto originali più pesante del vetro veneziano, eccezionalmente trasparente e molto denso, possedeva un alto indice di rifrazione e conseguentemente si presentava molto brillante e luminoso, particolarmente adatto per essere decorato con incisioni e sfaccettature.

Quindi due sono i centri principali di produzione, Venezia e la Boemia. Per la Boemia, che nei secoli precedenti aveva appreso dalle terre vicine l’arte del cristallo, il ‘600 rappresentò però il secolo del cambiamento: si scoprirono infatti i segreti per fabbricare il più bel cristallo mai visto. Soda e potassio, uniti ad una sapiente lavorazione artigianale, furono così in grado di dare vita ad un tipo di cristallo mai visto, assai simile al cristallo di rocca (quarzo ialino, varietà di quarzo del tutto incolore).

Il nome di questo cristallo non poteva che rendere omaggio alla regione natale facendolo diventare il “cristallo di Boemia“. Facilità di lavorazione, durezza ed una inconfondibile di bellezza fecero di questo materiale uno dei più belli mai creati ed il cristallo di Boemia spopolò così sui mercati spingendo le fabbriche a perfezionare le tecniche di lavorazione.

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