Nella tela del ragno

Tendiamo nel vuoto molteplici fili di ragno per formare la tela che possa trattenere la felicità.

(Augusta Amiel-Lapeyre)

Chi non ha mai sentito parlare dell’aracnofobia?

Il termine, che è l’unione delle parole greche arachno (ragno) e fobos (paura), viene utilizzato per indicare la  paura dei ragni e di altre forme di aracnidi. È una paura intensa e paralizzante in cui qualcuno evita attivamente il contatto con i ragni.

E’ la paura che ho sempre avuto da bambina, la aggiungo all’acrofobia che è la paura dell’altezza e alla claustrofobia, quella per spazi chiusi. non so a cosa siano dovute tutte queste fobie ma penso che non riuscirò mai a staccarmi da loro. E’ una cosa irrazionale, non controllabile, lo so bene che quel ragnetto così piccolo non mi può far nulla eppure mi mette un’ansia folle vederlo e anche se sono al sicuro su un balcone non mi sognerò mai di sporgermi guardare di sotto..

Un po’ l’esplorazione urbana mi ha aiutato, sia per l’altezza (ho scavalcato in posti inimmaginabili per me) e anche per l’aracnofobia infatti ho un po’ meno terrore dei ragni ma certo che questa volta sapere in anticipo che saremmo andata in una cascina soprannominata “la tela del ragno” un po’ mi ha intimorito. Ho tergiversato, ho rimandato, avevo paura di non riuscire a scattare nessuna fotografia. Invece quando sono entrata ogni tensione si è allentata, ho perso di vista le ragnatele e ho visto solo più tutti quei ricordi. Mi è sembrato di tornare indietro di due anni quando sono entrata nella casa de Il collezionista di Santi – Lorena Durante.

Anche qui dopo il fosso e i rovi, varcando quella porta ho visto tutte quelle cose che raccontavano la vita delle persone che l’avevano abitata, i libri letti, il caos di due anziani troppo stanchi per sistemare casa. Ho visto due anziani, che vagavano per quelle stanze e le loro mani che stringevano le fotografie in bianco e nero della loro gioventù che li hanno accompagnati negli ultimi giorni della loro vita.

Me li sono immaginati soli e stanchi, con i figli o i nipoti troppo lontani. Mi si è stretto il cuore e avrei voluto salvare tutte quelle fotografie con quei volti sorridenti dall’umidità, dai topi e dal tempo che le avrebbe distrutte, perchè noi possiamo sopravvivere se qualcuno ci conserva nei propri ricordi.

Vivremo per sempre proprio grazie a tutte “le ragnatele” che siamo stati capaci di creare nella nostra vita, a quelle che ci hanno unito e legati alle altre persone e che se ci sono stati dei sentimenti, che siano amore, passione o anche odio, diventeranno indissolubili…

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