Piccoli artigiani…

Chi possiede un mestiere è come chi possiede una roccaforte.

(Proverbio berbero)

Nel 1849 fu fondato a Torino da don Giovanni Cocchi , un sacerdote dedito all’apostolato tra i giovani poveri, un collegio delle arti e dei mestieri: gli artigianelli. Per quasi 14 anni il collegio però non ebbe una sede propria e stabile, finché nel marzo del 1861 fu posata la prima pietra di un nuovo edificio e nel 1863 ci fu il trasferimento in una sede definitiva di Corso Palestro.

Nel 1866 Leonardo Murialdo fu nominato il Rettore del Collegio, da quel momento i giovani Artigianelli, in buona parte orfani o con gravi problemi familiari alle spalle, ebbero anche un padre.

Gli Artigianelli si proponevano di accogliere, assistere, educare cristianamente e formare al lavoro i ragazzi poveri ed abbandonati. All’entrata del Murialdo si contavano ben 152 ragazzi. Ma il loro numero salì negli anni seguenti, fino a superare i 200. I ragazzi frequentavano quattro classi elementari (salite a cinque nel 1890) e un corso complementare. Verso i 12 anni potevano accedere ai laboratori: il tirocinio durava fino ai 19 anni. Il Murialdo cercò di perfezionare la formazione intellettuale e tecnica impartita nelle scuole e nei laboratori.Ai ragazzi venivano insegnati i mestrieri di falegname, tipografo, fabbro, legatore,…

l collegio continuò per lunghi anni la sua opera di formazione umana, cristiana e professionale per molti giovani. I laboratori, ampliati e migliorati, furono sempre più in grado di fornire una seria preparazione professionale. Arrivò però la seconda guerra mondiale e con essa lutti e distruzioni. Il 2 novembre 1942 un violentissimo bombardamento scoperchiò metà del tetto dell’ala di via Juvarra e distrusse i laboratori. Non ci furono vittime, ma i ragazzi dovettero essere mandati a casa e i confratelli si trasferirono in altre due strutture nella prima periferia di Torino.

Con la fine della guerra i laboratori tornarono con fatica nella vecchia sede di Via Palestro mentre nelle due sedi della periferia vennero istituite delle colonie agricole. Qui lavoravano i più piccoli, bisognosi d’aria sana, e quanti desideravano speciali nei lavori agricoli e nell’allevamento del bestiame, con campi e prati, orti, giardini, frutteti e reparti per gli animali: una vera scuola di agricoltura con corsi di botanica, fisica, orticoltura, viti coltura frutticoltura, agronomia, floricoltura.

Poi il declino, Il Collegio non era più competitivo e fu abbandonato, nonostante il bell’edificio con la torre chiamata a dominare la campagna.

Da oltre trent’anni giace tutto dimenticato, si era parlato di un acquisto della struttura nel 2006 ma sono passati gli anni e non si sono visti mai iniziare dei lavori di recupero purtroppo. In una delle ultime stanze viste ho trovato tante fotografie e un album di famiglia: la 127 come quella che avevamo da piccola, le ferie al mare con la roulotte, le foto di un matrimonio, degli scatti fatti ai piedi di uno dei tanti condomini della periferia, mi è sembrato di tornare bambina e sentire mio padre quando raccontava della sua gioventù a Torino….

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