Ti telefono o no?

LA FABBRICA DEGLI ELENCHI TELEFONICI

Come sarebbe stata diversa la storia di Romeo e Giulietta se avessero avuto un telefono!

Isabel Allende

Chi si ricorda gli elenchi telefonici? Quegli enormi libroni bianchi o gialli che ci venivano consegnati ogni anno con migliaia di numeri scritti piccolissimi uno sotto l’altro in ordine alfabetico, di città, divisi per provincia?

Il mio ricordo di loro è legato a casa di mia nonna, da lei vicino alla porta d’ingresso, c’era un mobiletto in vetro dedicato solo a quello. Il vecchio telefono con la rotella era in cima sul ripiano più alto, appoggiato come un soprammobile prezioso su un centrino inamidato e sotto un piano con tutti questi immensi libri pieni di pagine per ricercare anche chi non voleva essere disturbato.

Esisteva una fabbrica in Piemonte creata apposta per stampare gli elenchi telefonici, che oramai è solo più un’immenso guscio vuoto. Per cinquant’anni all’interno di quell’immenso complesso di oltre 600mila metri quadrati tra capannoni e uffici sono stati stampati quotidiani, periodici, riviste e elenchi telefonici. Difficile non aver tenuto fra le mani qualcosa che non fosse stato stampato all’Industria libraria tipografica editrice. L’Ilte negli anni del suo massimo splendore poteva contare oltre 500 clienti tra i quali Telecom, Iveco e Pagine Gialle solo per citarne alcuni. Un vero e proprio colosso. Nei primi anni 2000 contava ben 1400 dipendenti, ma di lì a poco inizio il declino a causa di speculazioni finanziarie e molte altre motivazioni. Nel 2011 i primi licenziamenti, presidi e occupazioni della fabbrica fino al 2016 in cui viene dichiarato il fallimento e arrestato l’amministratore delegato.

La mia esplorazione in questa fabbrica è divisa in due parti, la prima nel 2018 nella quale in un freddo mattino invernale ho visto l’enorme palazzo degli uffici e le mense, la seconda pochi mesi fa in cui sono tornata per vedere i capannoni e i laboratori che sono diventati un piccolo museo di street art. Un’esplorazione iniziata all’alba e finita al tramonto di due inverni dopo.

Vi lascio ai miei scatti e alla riflessione del perchè un’altra importante fabbrica italiana è finita sul lastrico e abbandonata.


DAL WEB: Le origini della ILTE risalgono al 1947, quando vide la luce l’Istituto del libro italiano S.r.l., trasformato in ILTE (Industria Libraria Tipografica Editrice) il 31 ottobre 1951 per iniziativa della Sip, la Società Italiana per l’Esercizio Telefonico, a capitali statali, che necessitava di una stamperia capace di soddisfare le esigenze dettate dalla produzione delle Pagine Gialle e degli elenchi telefonici per un’utenza costantemente in crescita come quella dell’Italia del secondo Dopoguerra. La ILTE divenne effettivamente operativa nel luglio del 1952, da azienda del gruppo IRI passò prima alla STET per essere poi privatizzata, tra il 1995 e il 1998, venendo ceduta a Seat e, in un secondo momento, a New Interlitho Italia di Vittorio Farina, che riuscì ad acquisirla superando la concorrenza di altre importanti case editrici, come De Agostini. Sin dalle origini la ILTE si è proposta sul mercato per la stampa di articoli molto diversi tra loro, potendo avvalersi di macchinari per la stampa in offset, per la stampa in rotocalco e la stereotipia.
Erano presenti, inoltre, attrezzature per la confezione, la legatoria e un reparto spedizione. Nei primi decenni della sua attività la ILTE annoverava al suo interno anche un cospicuo ufficio artistico con grafici, redattori e correttori di bozze per la redazione non solo degli elenchi telefonici, ma anche per i lavori per conto terzi.
Da subito le commesse hanno riguardato, oltre agli elenchi telefonici, lavori commerciali e volumi e periodici per conto terzi. Nella prima tipologia rientravano gli elenchi telefonici e le Pagine Gialle di molte province italiane. Tra i lavori commerciali vanno annoverati i bilanci sociali, la modulistica e il materiale pubblicitario, come calendari, etichette, figurine, manifesti e agende. Per la sua attrezzatura all’avanguardia, la ILTE divenne da subito anche una delle tipografie più attive nella stampa di periodici di media e grande tiratura (tra cui il “Radiocorriere TV”, “Alba” e “La domenica dei ragazzi”) e i libri d’arte, spesso stampati su carta di pregio e con numerose tavole in bianco e nero e a colori. Numerosi sono stati da sempre anche i manuali scolastici prodotti per importanti case editrici di tutt’Italia.


Gli uffici…

L’archivio

La mensa

Gli spogliatoi e gli uffici dei sindacati

L’immensa distesa di capannoni…

5 pensieri su “Ti telefono o no?”

      1. comunque belle foto grazie..un bel servizio..foto di noi ..le trovi ..sul sito ilte il titano caduto..dai tornei a pallone ..a foto dei reparti uno che penso debba avere una buona documentazione lo trovi su facebook..e si chiama mimmo cofano

  1. L’azienda non è fallita. Non era in passivo. Hanno volutamente chiuso tutto in accordo con le rappresentanze sindacali.

    Un ex dipendente.

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