Il Miramonti

Un albergo, mi disse, era una grande casa dove molta gente viveva, mangiava e dormiva, ma nessuno conosceva nessun altro. Mi disse che questo descriveva molte famiglie del mondo di fuori.

Chuck Palahniuk)

Albergo di prim’ordine, 160 letti, 40 bagni privati, acqua corrente calda e fredda in tutte le camere, vasto giardino, garages, tennis”. 1934

Nel 1923 gli edifici militari che sorgono sulla collina dove un tempo c’era la chiesa della Madonna della Neve e po iil convento dei Cappuccini,vengono ceduti ad una società che una volta demolito costruisce uno splendido albergo al quale si dà il nome di “Gran Hotel Miramonti” per la sua posizione che consente di rimirare tutti i monti circostanti. Negli anni 30 dopo il fallimento della società e uno cambio di proprietà l’hotel viene dato in gestione ad un Cavaliere conosciuto nell’ambiente per la sua grande esperienza nel settore accumulata avendo posseduto e gestito rinomati alberghi a Genova e a Claviére. Questi anni saranno l’epoca d’oro della struttura che verrà conosciuta ovunque nei dintorni

Quasi ogni sera nel salone al pianterreno si svolgono grandiose feste da ballo con l’Orchestra. Fattorini in divisa rossa coi i bottoni d’oro sfrecciano per il paese in bicicletta e vanno ad accogliere alla stazione i clienti facoltosi. Ma ciò che rende unico l’Hotel sono la ricercatezza delle finizioni e la modernità delle strutture interne. Il salone delle feste e il bar sono riccamente affrescati da Mario Giugiaro (padre del più noto Giorgietto), sotto la direzione del professor Zambaldi di Genova. In ogni stanza una squadra di specialisti venuti dalla Germania dipinge a stampini una finta tappezzeria. Le stanze, tutte provviste di acqua corrente calda e fredda, moltissime di bagno privato con doccia e toilette, sono alte più di quattro metri, con i pavimenti in legno pregiato o mosaico. L’ala nord è provvista di riscaldamento centralizzato, un ascensore permette di salire comodamente ai piani alti. Saloni, salotti, ristorante, terrazze coperte  sono tutti provvisti di impianto calorifero centrale “per le improvvise giornate fredde d’autunno, ed in previsione degli immancabili sports invernali”.

Eugenio Colmo, Guido Gozzano, Rita Levi Montalcini, questi e tanti ospiti illustri soggiornano all’hotel fino alla seconda guerra mondiali in cui chiude e rimane inutilizzato. Nel frattempo viene depredato e spogliato continuando l’opera iniziata dai tedeschi durante il conflitto

Nel 1963 viene ceduto per ’esigua somma di circa 30 milioni di lire col patto che venga ripristinata l’attività alberghiera. Sono sottoposti al Comune alcuni progetti di rilancio del locale. Iniziano i primi lavori di recupero: sono abbassate le volte, viene ripristinato il tetto, ripulito il salone a pianterreno… ma poi i lavori di restauro si fermano. Fino agli anni ‘70 il suo utilizzo risulta assai sporadico: Due veglioni, Capodanno e Carnevale, qualche concerto organizzato dall’Azienda Autonoma di Soggiorno e dalla Sportiva e qualche mostra.

La notte di ferragosto del 1986 un grande rogo distrusse quello che rimaneva del meraviglioso hotel Liberty, ora rimane solo più un enorme scheletro vuoto senza tetto.

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