La clausura violata

La nozione più assurda che l’homo sapiens abbia mai escogitato è che il Signore della Creazione, Fattore e Sovrano di tutti gli Universi, voglia l’adorazione zuccherina delle Sue creature, si lasci commuovere dalle loro preghiere, e diventi petulante se non viene fatto oggetto di tale adulazione. Eppure questa fantasia assurda, che non è sostenuta da un’ombra di prova, paga tutte le spese dell’industria più vecchia, più grande e meno produttiva della storia.

Robert Anson Heinlein

Nel 1903 alcune monache espluse dalla Francia, precisamente da Montauban, si insediarono presso un antico castello di Riva di Pinerolo chiamato Motta Trucchetti. In questo luogo la comunità religiosa Durante il loro rifugiarsi le monache abbracciarono la regola Certosina di clausura che aveva come primo scopo la contemplazione, la purezza di cuore e la carità. Le monache passavano i loro giorni immerse nella preghiera continua, 24 ore al giorno, compiendo cosi il loro cammino verso Dio.

Nel 1936 visto la notevole crescita del numero di monache, decisero di erigere una nuova Certosa.

Centinaia di metri quadri coperti su più piani tra chiesa, saloni, celle delle monache di clausura, cucine, lavanderie e tutto quanto serviva a far funzionare tutto il complesso, le monache certosine di Riva, rappresentarono infatti la seconda fondazione femminile dell’ordine in Italia.

Nel 1998 le suore si trasferirono alla certosa di Vedana lasciando tutto nelle mani dell’Istituto diocesano per il sostentamento clero di Torino. Da quel giorno pare che nessuno ci abbia più messo piede se non i vecchi fattori (ora proprietari dell’annessa cascina) che ancora usano i cortili come rimessa per le macchine agricole.

Tutto ora è abbandonato: finestre spalancate, persiane penzolanti, porte sfondate, muri fessurati dall’umidità e rampicanti che s’infilano in ogni dove quasi per inglobare di nuovo nella natura quel pezzo di mondo…

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