Il manicomio vicino al mare

“Si va in manicomio per imparare a morire”

alda merini

I manicomi sono stati creati tra il XIX e il XX secolo per sostituire i sanatori, ovvero le strutture nella quali venivano reclusi e controllati gli emarginati sociali, i pazzi ed i malati infettivi, con modalità simili a quelle del carcere.
Ad oggi gli ospedali psichiatrici sono ufficialmente chiusi grazie alla “Legge Basaglia” e la maggior parte di queste strutture ospedaliere sono ormai completamente abbandonate.
Con questi scatti vi porto all’interno di uno di questi luoghi dismessi, costruito alla fine del 1800 per accogliere i malati di mente in una grande città del Nord Italia.
Doveva ospitare 700 malati, ricoverati in cinque sezioni diverse (tranquilli, epilettici e mesti, semi-agitati, agitati ed infermi), invece arrivò ad accoglierne 1500. Gli spazi esterni non erano adeguati, i bambini sistemati nel reparto “semiagitati” ed le bambine alloggiate senza criterio nei vari reparti,
La mortalità tra i ricoverati raggiunge il 10% a causa della tubercolosi, a causa del sovraffollamento, le stanze da bagno sono indecenti, “i dormitori sono occupati da un numero di letti di gran lunga superiore alla capacità consentita”⁶ e in alcuni casi non è possibile il passaggio di una persona tra un letto e l’altro, inoltre nelle stanze di isolamento sono collocati fino a quattro letti.
Nel 1927 viene aperta una seconda manicomio nella città, in questa struttura rimangono l’accettazione ed i malati guaribili, nella seconda i laboratori ed i malati cronici inguaribili. Il termine “manicomio” viene sostituito dalla denominazione “ospedale psichiatrico”.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, questi edifici sono stati occupati dai militari italo-tedeschi ed i pazienti vengono trasferiti tutti nella seconda struttura.
Concluso il conflitto mondiale, l’ospedale si ripopola progressivamente, il primo intervento nel dopoguerra risale al 1963, quando a causa dell’aumento del tasso di mortalità, viene creata una Commissione speciale al fine di valutare le condizioni della struttura. Nello stesso anno nasce la “psicoterapia” e si definisce un piano di ristrutturazione per l’intero complesso.
Nel 69 viene aggiunto finalmente un nuovo padiglione per colmare le carenze di spazio, dal 78 però grazie alla legge Basaglia il manicomio viene progressivamente dismesso.
Nasce un istituto che aiuta i pazienti in un percorso di reinserimento sociale e lavorativo e finalmente nel 1997 l’ospedale psichiatrico viene formalmente chiuso.

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