I Battuti Neri

QUESTA CHIESA ATTUALMENTE E’ CHIUSA ED INAGIBILE PER DANNI STRUTTURALI ALLA VOLTA

C’è un destino che ci rende fratelli:

nessuno va per la sua strada da solo.

Tutto ciò che facciamo nella vita degli altri,

ritorna nella nostra.

(Edwin Markham)

LA STORIA DELLE CONFRATERNITE

Per confraternita si intende un’associazione pubblica di fedeli della Chiesa Cattolica che ha come scopo peculiare e caratterizzante l’incremento del culto pubblico, l’esercizio di opere di carità, di penitenza, di catechesi non disgiunta dalla cultura. Costituite canonicamente con formale decreto dell’Autorità ecclesiastica cui viene demandata la facoltà di modificarle o di sopprimerle, hanno uno statuto, un titolo, un nome e vestono una sorta di divisa particolare. I loro componenti conservano lo stato laico e restano nella vita secolare, pertanto non hanno obblighi di prestare voti o di fare vita in comune così come non devono fornire il proprio patrimonio e la propria attività alla confraternita. All’origine incerta delle confraternite non mancano le supposizioni che le vedono collegate ad istituzioni d’epoca pre-cristiana, ai collegia romani o alle fraterie greche e della Magna Grecia. Per sapere qualcosa sulla loro presenza in Europa, è necessario prendere visione del quindicesimo canone del concilio di Nantes (anno 895) o leggere la storia della vita di San Marziale (scritta da uno dei suoi discepoli). Complessi studi le segnalano presenti nel nostro continente nel IV secolo; di sicuro le confraternite erano già operanti nel V in Francia e, nel secolo successivo, in Italia. Fonti documentate confermano, agli inizi del secondo millennio, la presenza di queste aggregazioni laiche, sia nelle città che nei villaggi italiani, votati in missioni di soccorso negli ospedali e tra i poveri ammalati.

La nascita e l’affermazione di queste aggregazioni è dovuta all’ispirazione che ha determinato la fondazione dei Monti di Pietà. Nelle diverse forme di associazioni nate nell’incerto periodo storico quale è stato il Medio Evo, vi furono le corporazioni delle arti e mestieri (di ispirazione prettamente laica), le fratellanze e le confraternite (orientate quali organizzazioni di categoria), le quali si occuparono del benessere materiale degli affiliati e nello stesso tempo della loro salvezza spirituale.

In pratica veniva istituita la mutua assistenza tra gli iscritti che, nella spiritualità e nella necessità materiale, si assistevano nei casi di difficoltà economiche, nelle malattie, nella difesa dei soprusi della legge, nelle prevaricazioni e nelle persecuzioni. Una mutua assistenza che gli appartenenti di queste aggregazioni non fermarono alle sole opere di sostegno “interno”, ma le esportarono all’esterno facendosi carico di compiti sociali diretti alla comunità: poveri, orfani, ammalati, incurabili, carcerati, condannati a morte, giovani a rischio, persone deviate e prostitute pentite, impegnandosi nel riscatto degli schiavi, nell’assistenza agli ammalati contagiosi, nella sepoltura dei morti abbandonati; prendendosi cura degli assassini, dei poveri, delle vittime delle epidemie, degli stranieri e degli sconosciuti. Per compiere tutte queste opere dall’alto contenuto morale, civile e religioso, testimoniando fede, umiltà, carità e penitenza, gli appartenenti a queste confraternite erano soliti indossare un saio e un cappuccio che copriva il loro volto per nascondere la propria identità annullando di fatto la propria personalità.

Lo sviluppo maggiore le confraternite l’ebbero tra il IV ed il XVIII secolo con una diffusione capillare in tutta Europa. Molte divennero importanti e potenti anche economicamente tanto da incidere nelle questioni civili per lungo tempo portando il loro contributo allo sviluppo sociale, artistico ed economico delle comunità in cui erano inserite. Il loro prodigarsi per costruirsi uno spazio tra le gerarchie clericali presentandosi come alternativa e sostegno alle attività parrocchiali, fu malvisto nel corso dei secoli dal clero che cercò di emarginare le attività di culto di queste aggregazioni indirizzando il loro impegno verso funzioni esterne (processioni, rappresentazioni religiose) ed enfatizzando, talvolta in chiave riduttiva, gli aspetti di religiosità esteriore. Malgrado ciò, grazie a lasciti, donazioni e contribuzioni dei confratelli, molte congregazioni riuscirono a costruire ospedali, ospizi per poveri e pellegrini, orfanotrofi, conservatori per ragazze a rischio; costruire chiese, oratori e monumenti; organizzare e gestire scuole diffondendo l’istruzione e l’educazione religiosa; gestire i luoghi di sepoltura.

CHIESA DELLA CONFRATERNITA DI SAN GIOVANNI BATTISTA DECOLLATO O DEI ‘BATTUTI NERI’

http://www.turismoincarru.it/ita/turismo/battuti_neri.asp

La fondazione della Confraternita, che svolgeva assistenza ai moribondi, ai carcerati ed ai condannati a morte, risale al 1616; il sodalizio occupava sin d’allora la sede attuale che, intorno alla metà del ‘700, fu risistemata su progetto dello scenografo – quadraturista Nicolao Dallamano, figlio di Giuseppe. L’interno è giocato da una decorazione a trompe l’oeil, fastosa ed esuberante, scaturita dal genio creativo del Dallamano, contemporaneamente attivo in un altro cantiere carrucese, la dimora degli Alessi di Canosio sulla Piazza. Per le figure lo affianca, in entrambi i casi, un pittore non ben identificato, assai affine ai modi di M.A.Milocco: ‘il Battista in gloria tra angeli’ al centro del soffitto crea illusione di sfondamento ed offre uno scorcio di Paradiso. Il coro fu aggiunto, per rinnovate esigenze di culto, nel corso del XIX° sec. con interventi dei pittori F.Toscano e C.Vicino, così come la facciata esterna è ottocentesca, con statue del Battista e di S.Giovanni Nepomuceno dello scultore A.Roasio. Alla Confraternita erano legati i Conti Alessi di Canosio, proprietari del ‘Filatoio da seta’ nella valle del Rivo: di loro patronato l’altare del Crocifisso (a sinistra entrando) ai cui piedi avevano diritto di sepoltura; di fronte l’altare dedicato a S. Giovanni Nepomuceno. Nella chiesa è conservata la statua settecentesca della ‘Madonna del Carmine’, cui i carrucesi erano particolarmente devoti. Nel piccolo edificio posto accanto alla chiesa (a sinistra guardando la facciata, caratterizzato dall’affresco della SS.Trinità) era ospitato l’antico ospedale del paese che nei primi anni del ‘700 fu spostato nella sede odierna; l’edificio divenne allora sede del Comune e del carcere. Capolavori del XVIII° sec. custoditi all’interno dell’edificio: la ‘decorazione scenografica’ di Nicolao Dallamano nella sua globalità; le statue policrome processionali del ‘Cristo portacroce’ e dell’Angelo recante la testa del Battista’ riferibili a G.B. Bernero nella prima fase della sua attività. Nel basso edificio, facente parte del complesso ecclesiastico, è inserito un affresco seicentesco che raffigura la SS.Trinità, che presenta una spiccata cromia: è una rara immagine della Trinità in cui compare la colomba dello Spirito Santo, Dio Padre ed il Crocifisso all’interno di una esuberante cornice a volute vegetali. Va ribadito che nel Seicento la costruzione ospitava il primo nucleo dell’Ospedale di Carrù; poi, nel Settecento e primo Ottocento divenne sede del Comune e delle Carceri.

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