Villa Conchiglia

Le conchiglie sono uno dei simboli dell’universo.

Si avvolgono in spire che riproducono la forma del tempo e creano perle che imitano la luce delle stelle.

Fabrizio Caramagna

La storia di questo edificio è antichissima si parla già dell’esistenza di un piccolo castello in prossimità della riva destra del Torrente Ojtana tra i secoli XV e XVI . Doveva essere una vecchia casaforte medioevale con una torre, che venne poi rimaneggiato nel 600 con alcuni cascinali attorno.

La proprietà di questo complesso rurale è attestata nella prima metà del secolo XVII alla nobile famiglia dei conti di Valperga, poi dal 1643 passo al marchese Gaspare Graneri della Rocca (Graner de la Roche), che s’era distinto al servizio della corte sabauda assurgendo alla carica di “generalissimo” delle Finanze e affermandosi come una delle personalità politiche più in vista del Seicento piemontese. Pochi anni prima di morire fondò l’Eremo Camaldolese di Lanzo, meritandosi, per questa e altre iniziative benefiche, l’appellativo di “padre dei poveri”.

L’arme dinastica dei Graneri si osserva ancora all’interno dell’edificio, con la spiga di grano (gioco di parole con il cognome “Graneri”) sovrastata da una torre, richiamo alla località di La Roche, situata in Savoia aveva acquisito feudo e titolo marchionale. Gaspare Graneri si fece promotore di imponenti lavori di ammodernamento che trasformarono l’antico castello in sontuosa dimora signorile di campagna: di questo primo cantiere rimane evidente testimonianza nella struttura attuale, in particolare nella facciata verso il giardino e il laghetto.

Una seconda tranche di interventi edilizi risale invece al decennio 1769/1779, quando il marchese Gian Luigi Graneri chiamò il geniale architetto Francesco Dellala di Beinasco, che disegnò nelle forme neoclassiche in voga al tempo la facciata rivolta verso il viale di pioppi (oggi scomparso). S’intrapresero anche lavori sull’alveo del vicino torrente Oitana, che venne rettificato per oltre un chilometro per renderlo idoneo alla navigazione con barche da diporto: durante le feste organizzate nella villa.
Vennero modificati il giardino, piantato originariamente all’italiana e divenuto all’inglese, e la vasca delle ninfee. E’ di questo periodo anche una
regata organizzata dal Marchese Giuseppe Luigi Graneri che si tenne, per divertire la Real Corte, sul torrente Oitana appositamente preparato. In occasione di questo avvenimento, l’incisore Ignazio Sclopis realizzò due vedute che rappresentano la facciata ed il parco della villa.

La cappella edificata sul fianco sinistro della Villa era officiata da un cappellano nominato e pagato dai proprietari. Nel periodo 1805 – 1828 la cappellania era stata data a don Luigi Verani, ex minore riformato, originario di Pigna, di anni 59 e residente a Vinovo. Purtroppo io non sono riuscita a visitare la chiesetta.

Villa Carpeneto, passata a fine Settecento al conte Gerbaix de Sonnaz, marito di Enrichetta Graneri, cambiò in seguito più volte proprietà fino a giungere al 1939, quando fu venduta al conte Theo Rossi di Montelera, che la mantenne, abbellendola con stucchi e pitture, fino al 1959. Da questa data, acquisita da un’anonima società svizzera, cadde purtroppo in disgrazia, disabitata e spogliata degli arredi.     

La villa è un nitido e pieno esempio di neo barocco. Lo stile personalistico, può parteggiare ad un neoclassicismo di alta scuola.

Vi lascio anche il link di un bellissimo video della villa:

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