Villa Minetta

Le case hanno la loro anima. A intesserla sono le storie che le hanno abitate, i sogni che le hanno avvolte, le radici che ne legano per sempre le sorti e le suggestioni a un luogo, e a nessun altro. 

Patrizia Ferrando

Villa Minetta fu probabilmente realizzata e completata in diversi momenti, ma l’impronta maggiore più classica e risalente al Secolo XX la si deve al suo primo proprietario: Edilio Raggio, il quale volle che nella sua costruzione fosse caratterizzata dai suoi colori simbolo, il bianco ed il rosa. Edilio Raggio (Novi Ligure, 1840 – 22 ottobre 1906), imprenditore e parlamentare, all’epoca era considerato l’uomo più ricco del Regno d’Italia, alla sua morte infatti aveva accumulato un patrimonio stimato di oltre 200 milioni di lire. Così ricco ed importante che tra le mura di questa villa ospitò anche il 7 settembre 1877 Re Vittorio Emanuele II e il principe Umberto di Savoia, futuro Umberto I.

La dimora ha un gusto quasi francese, però a dominare è soprattutto il tocco esuberante voluto dal proprietario che aggiunse statue di cotto nelle nicchie esterne, fregi, vetrate, così come marmi, affreschi e colonne negli interni. Qualcosa della villa alla fine morirà proprio insieme con colui che l’ha fatta costruire nel 1906, anche se il ricordo di quest’uomo rimarrà per molto nella gente del posto con il suo ultimo atto di munificenza, compiuto per mano del figlio, che salda tutti i debiti contratti dai novesi col Monte di Pietà. 

Verso il 1930 la sua famiglia lascerà questo posto per spostarsi definitivamente in un’altra proprietà, la Villa Lomellina. Ma con l’arrivo di un nuovo conflitto le sue stanze diventarono testimoni delle alterne vicende del conflitto nella zona. Nel 1945, infatti, allo scoppio della seconda guerra mondiale, il Comando Supremo delle Forze Armate tedesche vi colloca il quartier generale del GAL (Gruppo Armate Liguria) comandato dal gerarca fascista Graziani, che viene ad abitarci. Alla fine del conflitto, non c’è molto spazio per le romanticherie, ma non ne manca qui per accogliere e costruire speranze. Le stanze si aprono per gli sfollati, per famiglie rimaste senza casa.

Arriverà poi un tocco di allegra bizzarria, perché questo luogo così particolare diventa di proprietà di un facoltoso circense, tale Giovanni Palmiri detto “il Diavolo Rosso” per il suo celebre spettacolo in cui usava mettersi in equilibrio sulle principali piazze italiane su un fil all’altezza di 50 metri. Forse chissà risale a quest’epoca lo strano bagno al piano superiore decorato con mattonelle psichedeliche non propriamente conformi al resto dell’edificio. Ma nel 1949 Palmiri muore mentre tenta di salire al volo su una motocicletta e correre su di un filo, così la sua famiglia mette di nuovo in vendita la villa. A quel punto l’edificio viene acquistato dalla famiglia Spinoglio, che vi aggiungono una meravigliosa piscina e il campo da tennis, con sauna e spogliatoio.

Verso la metà degli anni 90, la proprietà così abbellita viene ipotizzata da Lady Diana e Dodi Al-Fayed come futura dimora della loro problematica relazione, prima che tutto finisca con il tragico incidente del Pont de l’Alma. Verso la metà degli anni 2000, quindi, se la compra l’imprenditore del settore automobilistico ed edilizio Valter Marletti, che promette di investire 10 milioni di euro nel suo ripristino allo stato originario. Da allora, lì giace fino a pochi giorni fa in cui all’ennesima stata è arrivata un offerta presentata da un avvocato di un acquirente anonimo. Ora aspettiamo e speriamo che sia davvero la volta buona che la villa tornerà al suo antico splendore.

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