Allez allez, vite vite (AL FUOCO)
Allez allez, vite vite (AL FUOCO)

Allez allez, vite vite (AL FUOCO)

Dominerò le notti,
ballerò in città,
metterò qualcosa di rosso
per risplendere di fuoco…
(Anne Sexton)

C’era un tempo in cui la Terra era un luogo buio e inospitale. Gli uomini, creature fragili e indifese, tremavano nelle caverne, incapaci di difendersi dalle fiere, di forgiare il metallo o di scaldarsi durante le notti gelide. La loro esistenza era un continuo e disperato tentativo di sopravvivenza.

Dall’alto del Monte Olimpo, Prometeo osservava quell’umanità così piccola e vulnerabile. Il Titano, che non era fatto della stessa materia fredda degli dèi ma possedeva un cuore capace di compassione, decise di compiere un gesto folle, proibito: rubare il fuoco agli immortali per donarlo ai mortali.

Per gli antichi Greci, il fuoco non era semplicemente una fiamma capace di riscaldare o di cuocere il cibo. Era molto di più: era la scintilla della tecnica, dell’arte, del pensiero. Era il potere che permetteva all’uomo di trasformare il mondo, di forgiare il proprio destino, di passare dalla mera sopravvivenza alla civiltà. Con quel dono, Prometeo non diede agli uomini solo uno strumento pratico, ma accese in loro l’immaginazione e la capacità di creare.

Ma il potere degli dèi non si sfoga mai senza conseguenze. Zeus, furioso per l’affronto subito e geloso di quel segreto sottratto all’Olimpo, scatenò la sua vendetta con una delle immagini più dure e potenti di tutta la mitologia. Condannò Prometeo a essere incatenato a una roccia fredda e desolata, esposto al vento e al sole. Ogni giorno, un’aquila feroce scendeva dal cielo per divorargli il fegato. E ogni notte, mentre il Titano giaceva nel dolore, il fegato ricresceva, pronto a rinnovare il supplizio all’alba. Un tormento eterno, un prezzo altissimo pagato per amore dell’umanità, destinato a durare finché, secoli dopo, la forza di Eracle non spezza quelle catene.

Oggi, a millenni di distanza da quel mito, le fiamme nei camini non sono più al centro della nostra vita quotidiana e il fuoco ha assunto forme nuove, tecnologiche ed energetiche. Ma la domanda resta la stessa: cos’è il fuoco per noi oggi?

Il fuoco è la curiosità che ci spinge a esplorare l’ignoto, a inventare la cura per una malattia, a scrivere una poesia o a costruire ponti verso il futuro. Il fuoco è la passione che accende i nostri sogni quando tutto sembra buio. È la solidarietà che ci unisce nei momenti di crisi.

Oggi come allora, la vera scintilla che ci fa sopravvivere non è fatta di legna e scintille materiali, ma è quella fiamma invisibile e indomabile che custodiamo dentro di noi: il desiderio di non arrenderci mai, di creare, di evolvere e di prenderci cura l’uno dell’altro, proprio come fece il Titano che sfidò gli dèi per regalarci la luce.

anche in questa villa avevo scoperto una stanza bruciata:

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