A volte si percorrono strade che il cuore non capisce
e la mente non sa spiegare.
Ma l’anima lo sa.
(Fabrizio Caramagna)

IL CAMINITO DEL REY
All’inizio del XX secolo, la rapida industrializzazione della provincia di Malaga richiese la costruzione di nuove infrastrutture per la produzione di energia idroelettrica. Tra il 1901 e il 1905, la Società Idroelettrica del Chorro decise di sfruttare il dislivello naturale tra le cascate di Chorro e Gaitanejo. Per fare ciò, fu necessario costruire un passaggio che permettesse agli operai e ai materiali di muoversi tra le due dighe per la costruzione e la manutenzione della centrale.
Il progetto prese forma attraverso le gole mozzafiato del Desfiladero de los Gaitanes, un canyon profondo scavato dal fiume Guadalhorce, con pareti rocciose verticali alte fino a 100 metri. Il percorso fu letteralmente “appendere” alla roccia: una passerella stretta, larga appena un metro, costruita in cemento armato sostenuta da travi di acciaio infitte nella roccia a strapiombo sul vuoto. Nonostante i mezzi rudimentali e l’estrema pericolosità del lavoro, l’opera fu completata nel 1905.
Il nome attuale ha un’origine regale. Nel 1921, il re Alfonso XIII si recò in visita per inaugurare la diga del Conde de Guadalhorce. Per l’occasione, il monarca percorse la passerella vertiginosa. Da quel giorno, il sentiero divenne noto ufficialmente come il “Caminito del Rey” (il piccolo cammino del re).
Tuttavia, con il passare dei decenni, l’opera perse la sua funzione industriale e cadde in uno stato di totale abbandono. Le autorità locali smisurarono la manutenzione, e l’azione combinata del tempo, degli agenti atmosferici e dell’incuria umana trasformò radicalmente il volto del sentiero.
Il cemento armato iniziò a sgretolarsi, enormi sezioni delle passerelle crollarono nel vuoto lasciando solo i sottili supporti metallici arrugginiti, e i corrimano sparirono. Senza alcuna barriera di sicurezza, attraversare il canyon significava camminare su travi sottili o fare salti nel vuoto aggrappandosi a cavi d’acciaio precari installati abusivamente dagli amanti del brivido.
Nonostante i divieti e le multe, il fascino macabro e la bellezza selvaggia del luogo continuarono ad attirare escursionisti e scalatori da tutto il mondo. A causa della mancanza di protezioni, del degrado avanzato e delle numerose cadute nel vuoto che causarono la morte di diversi temerari tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, il Caminito del Rey si guadagnò tristemente la fama di “sentiero più pericoloso del mondo” o, più semplicemente, del “cammino della morte”.
Per porre fine alla scia di tragedie, nel 2014 il governo regionale dell’Andalusia e il comune di Álora avviarono un imponente e meticoloso progetto di restauro. Una nuova passerella di legno è stata costruita esattamente sopra quella vecchia, ancorata saldamente alla roccia e dotata di parapetti di sicurezza.
Dal 2015 il Caminito del Rey è stato riaperto al pubblico in totale sicurezza, trasformandosi da trappola mortale in una delle attrazioni turistiche e paesaggistiche più spettacolari e visitate della Spagna, permettendo a chiunque di ammirare il canyon vertiginoso senza correre rischi.
















































