Se l’opportunità non bussa, costruisci una porta.
(Milton Berle)

In un angolo dimenticato dal tempo, tra sentieri nascosti e boschi silenziosi, sorge una piccola abitazione abbandonata che ho scelto di chiamare “La Casina dei Rombi”. Il suo nome deriva dai motivi geometrici che decorano le sue porte: quadrilateri perfetti, rombi incisi nel legno consumato dal tempo, le cui diagonali si intrecciano come gli assi di un’antica magia.
Si racconta che quei rombi non siano semplici decorazioni, ma simboli antichi, custodi segreti di incantesimi perduti. Ricordano la trottola greca, il rombo, che con il suo suono ritmico e ipnotico rompeva il silenzio degli antichi riti, evocando spiriti e forze invisibili. Proprio come la trottola che ruota veloce nell’aria, quei rombi sembrano girare nel cuore di chi li osserva, sussurrando promesse di trasformazioni e cambiamenti.
Chissà chi ha vissuto qui, in queste piccole stanze dimenticate…
Ho scoperto che l’etimologia della parola “rombo” deriva dal greco ῥόμβος, che significa “trottola”, a sua volta derivato da ῥέμβω, “girare”. La trottola aveva funzioni rituali nell’antica Grecia ed è ancora oggi usata in varie culture come strumento magico e rituale, oltre ad avere altri ruoli nel folclore europeo. All’uso magico del rombo allude anche l’Ariosto nei versi dell’Orlando Furioso (VIII, 14):
“Imagini abbruciar, suggelli tòrre,
E nodi e rombi e turbini disciorre.”
Questa frase evoca in me un senso di magia profonda: incantesimi che si sciolgono, alchimie che si svelano, aprendo nuove porte e dando vita a nuove storie.
Un richiamo a misteri antichi pronti a trasformarsi e a rivelarsi, proprio come i rombi incisi su quelle porte dimenticate.
E forse, chissà, per me è un presagio che annuncia l’arrivo di nuove idee, nuove avventure da intraprendere, luoghi ancora inesplorati da visitare e da raccontare con entusiasmo e passione..



Non è la prima casa collegata ai rombi che trovo: La villa dei rombi











